Stefano Mainardi CEO SparkFabrik

Del perchè mi sto annoiando

E’ un post che ho nelle bozze da un po di tempo, oggi mi sembrava la giornata giusta per tirarlo fuori dal cilindro.

Sono riflessioni che ho maturato nelle ultime settimane, tutte riguardanti il mio attuale stile di vita digitale* *e del mondo che frequento in rete, diciamo assiduamente e con passione da relativamente poco tempo.

La mia carriera informatica, nasce negli anni 80, e le prime connessioni ad internet nel 96 o giù di li, i tempi in cui qualcuno ebbe l’assurda idea di creare le Pagine gialle di Internet stampate su carta, ed io pensavo anche che sarebbe stato un ottimo acquisto. La percezione della rete era molto diversa da oggi, si riproponevano gli stessi cliché dei media tradizionali sul web, ovviamente non funzionavano. Tutto cambiò dopo il duemila, e sappiamo bene in che modo.

Erano i tempi in cui mi divertivo a creare i primi siti, in cui i primi Instant Messenger mi sembravano avveniristici, oggi dire ICQ sembra un offesa, ma il “uh-uh” quando qualcuno ti scriveva era sempre un emozione. Qualche traccia del mio passato adolescenziale sulla rete c’è ancora, visto che tengo al mio e vostro stomaco non ve lo linkerò. Vi dico solo che uno dei primi siti in Italia che parlavano (e spacciavano illegalmente) MP3 era del sottoscritto, poi naufragato miserevolmente.

Erano anche i tempi in cui iniziai a smanaccciare con Linux, quando un amico di un ISP locale mi passo una copia di Debian, una pila di 7 CD per installare un sistema semiaccessoriato, roba che ti veniva la tendinite per fare lo swap dei cd e per installare la miriade di pacchetti, e roba che ti veniva da bestemmiare quando ti accorgevi che l’ultimo pacchetto dopo un pomeriggio di installazione si trovava nell’unico cd masterizzato male, e per masterizzarlo dovevi spendere quindici mila lire per un cd vuoto e pregare che non si bruciasse. Avevo un Philips CDD2000 pagato un milione e duecento mila lire, ricordo che anche una scoreggia fatta a distanza di qualche metro dal computer poteva far bruciare il CD, masterizzato ad una mirabolante velocità di 300kb/s (2X) con un’estenuante attesa di quaranta minuti.

Tutto molto divertente, concedetemi la parola “frizzante“.

Negli anni il mio uso della rete fu strettamente tecnico, un mezzo per raggiungere informazioni in velocità. Non ho mai frequentato IRC, se non per scaricare materiale illegale, ero un po allergico alle chat come lo sono tuttora. Una manciata di anni fa, ormai posso dirlo, mi avventurai in un progetto che ritenevo interessante, creare delle comunità italiane per raccogliere parte dell’utenza Linux italiana frammentata in mille mila progetti, l’idea fu vincente ed oggi ILDN è una realtà consolidata nel panorama italiano. Mi ha dato moltissimo, ho conosciute molte persone del settore, ho imparato tanto ed ho avuto mille soddisfazioni. Troppa enfasi è vero, ma gli devo tanto.

Mi sono avvicinato negli stessi anni al mondo dei blog. All’inizio quella parola mi suonava stonata, come forse mi suona tuttora, non concepivo la differenza fra sito personale, e blog. Pareva ci fosse una rivoluzione alle porte, tutti lanciati verso questa novità, ed io tacitamente ignorai etichettando il tutto come fuffa. Poi per necessità , mi avvicinai allo strumento, mi risultò così interessante dal voler trasformare il mio dominio in un blog, e capire sulla mia pelle di cosa si stava parlando.

Mi ci è voluto un po di tempo per capirne le potenzialità, è un ottimo mezzo per far circolare informazioni e stringere relazioni, sia umane che professionali. Penso ai Barcamp, e penso alla faticaccia che ho fatto per organizzarne uno, atipico ma in fin dei conti interessante. Ai barcamp a cui ho partecipato, e tutti i discorsi che mi hanno fatto riflettere ed imparare.

Oggi mi ritrovo con un feed reader pachidermico a cui vado tagliando i rami secchi giorno dopo giorno, ho account sparsi in servizi inutili (diciamolo dai, inutili), ho un account su Facebook che serve per farsi pacche virtuali sulle spalle a grandissimi sconosciuti, tutti fanno i video ed ora vanno di moda le Case dei blogger, sembra che sia la gara a chi si esponga di più. Non vorrei cadere banalmente in un discorso demagogico e populista, facendo di tutta l’erba un fascio, anche se la voglia di concludere il post con si stava meglio quando si stava peggio è davvero tanta.

Vorrei fare solo un passo indietro, tornare a vivere la rete senza spazi chiusi, evitare di ritrovarmi a perdere tempo a leggere le asfissianti polemiche bloggherecce, ed evitare di rimanerci personalmente invischiato, e cadere quindi in squalificanti cliché. Lo voglio fare per non perdere il gusto di questo strumento, non per snobismo o cose del genere. Cambierò l’approccio ma la sostanza rimarrà la stessa, e nel frattempo che metto in ordine le idee do il benvenuto ad un nuovo arrivato nella blogosfera, my big brother.

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