Stefano Mainardi CEO SparkFabrik

Qualche riflessione sulle interfacce

In questi giorni, stanno girando in rete alcune vignette molto rappresentative di Erik Burke sui paradigmi di interfaccia di Google, Apple, e una classica applicazione aziendale studiata da uno sviluppatore.

La prime due si distinguono per la loro linearità, frutto quindi di studi di design, di ergonomia e di usabilità, la terza invece è un interfaccia classica, stracolma di informazioni, pulsanti, testi e chissà cos’altro.

Questa immagine mi ha fatto tornare in mente, i discorsi fatti con un amico qualche giorno fa mentre si parlava di un ipotetico sviluppo di un software gestionale per farmacie. Essendo a digiuno di questo settore, ed ignaro del software in circolazione, ho chiesto a lui di farmi vedere qualche soluzione top sul mercato per capire a che livello siamo. Lui si è adoperato per farmi visionare una copia del software che usano all’interno della farmacia sul suo laptop. Il software che mi ha fatto vedere è uno di quei mostri scritti in Cobol dotato di tutte le imperfezioni che un software gestionale costosissimo deve avere. Interfaccia non ridimensionabile, menù fissi colmi di iconcine piccolissime, ridondanza di funzionalità sparse qua e la all’interno del programma, ed altro che vi lascio immaginare.

Mi sembra di capire che in un certo mercato, questi software non siano evoluti di pari passo con l’evolversi di interfacce e delle tecnologie, rimanendo sempre una spanna indietro alle richieste degli utenti. Tutto questo a mio avviso si traduce in *sovraccarico cognitivo, **quello che in gergo tecnico definito **Information Overload, **ovvero l’incapacità di prendere una decisione (confusione) quando *riceviamo troppe informazioni.

La progettazione di un software dovrebbe, sin dal principio, prevedere uno studio di ergonomia, fare brainstorming sulle richieste degli utenti, vedere in che modo l’utente finale andrà ad approcciarsi al prodotto e analizzare il grado di soddisfazione dell’utilizzo. Penso ad interviste, sondaggi e questionari.

Alcune regole sono molti semplici, altre sono scientifiche e rigorose, e molto di rado ci troviamo ad interagire con sistemi costruiti su queste teorie. La rete in questo campo ha fatto storia, penso a Google, che ha furbescamente *saputo cogliere un’aspettativa degli utilizzatori della rete traducendo in un secondo momento il fenomeno in business. *Una pagine bianca, un form di ricerca, e nulla di più. Nonostante questa scelta faccia perdere millioni di dollari in potenziale advertising, fa guadagnare moltissimo in termini di fiducia, quella non si compra.

Nel mercato mobile la situazione è la stessa. Io personalmente non sono mai stato amante di cellulari, palmari e altri dispositivi simili, ergo non ho mai avuto la possibilità nè la necessità di essere collegato in mobilità. Ne ho potuti provare parecchi, dai primi inutili palmari con il pennino che *serviva solamente a farti perdere tempo ma a farti fare bella figura con i clienti , *agli ultimi modelli Nokia e Blackberry che tentano di frullare in un unico dispositivo una serie di funzionalità. *Sul Blackberry stimo molto chi riesce ad utilizzarli in modo proficuo, io sinceramente solamente per muovermi tra i menù rischio attacchi di panico. *

Solo ultimamente mi sono avvicinato al mondo della mobilità, ma non con un telefonino, bensì con un iPod di cui ho ampiamente parlato in questo blog. L’aggeggio in questione coniuga perfettamente i concetti prima esposti, l’utilizzo è gratificante nonchè proficuo il suo utilizzo. E’ riuscito a cambiare in pochissimo tempo il mio stile di vita digitale, ora preferisco leggermi i feed non più dal PC ma dall’iPod, posso riuscire a mandare una mail senza un pc e senza rischiare di farmi venire l’orticaria per digitare un testo di discreta lunghezza. Mi sembra che la Apple abbia solcato la strada giusta verso nuovi tipi di interfaccia, e credo che nell’immediato futuro molti seguiranno la stessa strada. Alcuni definiscono l’iPhone un fenomeno di moda, a me piace definirlo come un fenomeno di stile.

Sullo stesso argomento vi invito a leggere un interessantissimo post di ReadWriteWeb

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