Stefano Mainardi CEO SparkFabrik

La grande scioglievolezza della blogosfera

Vorrei fare un appunto, solo uno, visto che sto leggendo in rete cose che mi fanno accapponare la pelle riguardo l’ormai famoso, ed indigesto, evento Microsoft.

Mi fa riflettere leggere commenti e post di chi all’evento non ci è stato, e ad esempio ci si è permessi di chiamare “Accattoni” (sempre simpaticamente, eh) i presenti, esprime a tutto tondo la profonda leggerezza con cui si traggono conclusioni.

Poi, leggo da Daniele Medri, persona che stimo, che molte delle persone invitate si sono trasformate nei nuovi “venditori di materassi” e che hanno tradito la loro integrità morale partecipando a tal evento. Mi sento in un certo senso chiamato in causa, sono fondatore e presidente di un Associazione che promuove Linux e il Software Libero, e continuo a farlo con profonda convinzione. Credo altresì, che la libertà sia anche quella di potersi confrontare ed esprimere il proprio giudizio con la controparte che crediamo sia il “male”. Per quanto mi riguarda dall’evento ne sono uscito con la soddisfazione di aver avuto la possiblità di discutere con i vertici Microsoft riguardo tematiche che mi sono care, e per capire come le acque si stanno muovendo nel campo del Software Libero, cosa da non ignorare vista l’incursione dell’azienda dopo gli accordi Novell. Ricordo anche che due anni fa, al Linux World Summit nello stupore di tutti, c’era uno stand Microsoft e a quei tempi le mie considerazioni furono quelle attuali, quindi favorevoli all’apertura dell’azienda in campi in cui non è mai stata chiara ed ha fatto tanto FUD, tramite le vergognose dichiarazioni di Ballmer. E non fui il solo a dichiararsi favorevole, forse eravamo futuri venditori di materassi e non ce ne eravamo accorti.

Personalmente la minaccia più grande che vedo nel mondo FLOSS, è la chiusura mentale, quella di non riuscire a fare discorsi costruttivi e lucidi quando vengono toccati alcuni punti, Microsoft in primis. Non è questione di “essere comprati” o baggianate simili, per me la prima regola è quella di capire, e di riuscire a vedere a 360 gradi senza per questo venire meno alle proprie convinzioni. Un cancro che esiste purtroppo in tante comunità Linux.

Io i miei chilometri me li sono fatti, a spese mie ovviamente, non mi capita tutti i giorni di esporre le mie idee (e quelle di una comunità, che in parte rappresento) all’azienda che negli anni ha fatto di tutto per ostacolare Linux. Quello che ho potuto sentire, sarà stato scontato,** inutile, **marchettaro chiamatelo come volete ma almeno ho avuto la possiblità di sentire e controbattere. E non mi sento traditore di nessuna filosofia, che tra l’altro non ho espresso in queste pagine.

Per la storia invece, delle copie regalate di Vista qui davvero mi viene da ridere, mi sembra una barzelletta, visto che stiamo parlando di una leggenda metropolitana diventata portabandiera dei molti che hanno scritto di questo evento criticando i partecipanti. A dir la verità non mi sarei neanche stupito se ciò fosse successo, in tutti gli eventi che sono stato nel corso di questi anni i gadget sono stati sempre una prassi, ma vabbè è meglio fare la parte dei puritani agli occhi del mondo rende di più. Il prossimo che ad un evento accetta un gadget però gli sego le mani :-)

Poi la seconda barzelletta è quella degli invitati che non erano altro che la topten di Blogbabel, ma ne siete proprio sicuri? Guardate la mia posizione. Io credo che sia stato invitato chi in certi argomenti aveva qualcosa da dire.

Nella blogosfera infondo tutto fa brodo. La regola è sempre quella di cavalcare la cresta dell’onda per ricavarne un po di visibilità. Se poi davvero sono queste le problematiche che fanno parlare, allora al prossimo articolo di un qualunque giornalista che definisce i blogger dei birraioli, nerd, con le occhiaie e dissociati allora non facciamo la parte degli offesi.

Tutto rigorosamente IMHO.

ps: L’orgoglio tartina non ha attecchito, le uniche due cose che ho messo sotto i denti erano disgustose, con tutto il rispetto per chi le ha preparate.

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