Stefano Mainardi CEO SparkFabrik

Diamo un giusto nome alle cose

La questione è quantomeno spinosa, in passato se n’è discusso parecchio sopratutto in un commentatissimo post di Giovy in cui metteva in luce il malcostume di organizzare eventi “classici” appiccicandoci il suffisso Camp (che tanto va di moda), in modo da cavalcare l’hype del rinnovamento di questi incontri e dell’interesse dei media. Non ci siamo proprio.

Piurtroppo pare che questo malcostume continui indisturbato, vi invito a leggere il post di Sid in cui racconta la sua esperienza al SecurityCamp di Viareggio, un evento sponsorizzato e diretto da una nota banca che ha messo in piedi un classico workshop di formazione per gli addetti ai lavori spacciandolo per un Barcamp. Avevo come altri l’intenzione di partecipare, e mi sarei dovuto fare 600Km. (!), penso che mi sarei unito agli altri dissidenti per far notare il mio disappunto.

**Cari Signori, con tutto il rispetto per il vostro lavoro e per i vostri sforzi di organizzazione perchè rendervi meno credibili usando nomi non appropriati per i vostri incontri? **

Il barcamp, come da definizione è :

“BarCamp e’ una nonconferenza, così come solitamente intendiamo per conferenza, che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero. Il BarCamp è una non-conferenza collaborativa, dove chiunque può “salire in cattedra”, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web. Una non conferenza (unconference) quindi una riunione il cui tema di discussione è deciso dai partecipanti piuttosto che prestabilito in anticipo dagli organizzatori, una riunione aperta i cui contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi.”

Per fare un Barcamp non basta che il relatore faccia domande spesso al proprio pubblico, o che il clima sia informale, c’è bisogno di tutt’altro e chi almeno una volta è stato ad un Barcamp sa di cosa sto parlando. Di solito le parti più interessanti dei Barcamp, sono le discussioni che nascono spontanee nei corridoi o intorno ad un tavolo magari in seno ad una presentazione conclusa, quindi la totale disinvoltura dei partecipanti e delle argomentazioni. Magari vi sarebbero tornate utili queste poche regole per fare un incontro che era un Barcamp, ed uscire da questa esperienza con una veste più credibile.

Non sono l’unico a parlarne e difatti sono venuto a conoscenza di questa situazione essendo stato invitato da Luca a partecipare al gruppo Facebook “Indigeni Digitali“* , ed ho scoperto il post di Livia Iacolare e la sua perplessità per un altro Barcamp a numero chiuso, il MarketingCamp. Io a questo Barcamp sono stato invitato, non chiedetemi su quale base sono stato scelto non saprei dirvelo, e non sapevo che fosse a numero chiuso non avendo letto il post di presentazione dell’evento, se in un primo momento il mio stato di partecipazione era “Maybe attending” ora è passato a “Not attending“. Le motivazioni sono le stesse di cui sopra: non è un barcamp, e non mi piace l’idea che si sfrutti questo nome per attrarre le persone. Per uscire fuori dalla logica dei Barcamp non basta dire che non si sono usati i canali “ufficiali” è una scusa che non regge, infondo una piattaforma vale l’altra è il messaggio che si sta veicolando che è importante. Ringrazio sinceramente per l’invito, e se l’evento avesse avuto un nome meno paraculo (perdonate il termine) di sicuro avrei accettato visto il mio interesse per la comunicazione ed il marketing.

Sono sinceramente un po perplesso di questa situazione, si tenta sempre di fare tanta confusione e di “rosicchiare l’osso finchè la carne non è finita” come è di prassi in Italia, senza mai dare un giusto nome alle cose.

UPDATE: Mi ero perso l’interessantissimo post di Pseudotecnico: “Barcamp e appropriazione indebita”, che vi invito a leggere qualota vogliate approfondire la questione.

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